L'ENIGMA MARIA VALTORTA

Dal bollettino valtortiano I semestre 2009 (parte Iˆ)

 

di Jean-François Lavère

Traduzione dal francese di Claudia Vecchiarelli.

 

Più di sessant'anni fa, immobilizzata nel suo letto da un'infermità cronica, Maria Valtorta scrisse di proprio pugno, in appena quattro anni. migliaia di pagine manoscritte che sono già diffuse in più di venti lingue.
Trattandosi di una “Vita di Gesù”, quest'opera non lascia indifferenti e suscita sempre appassionate reazioni. L'opera è così eccezionale che merita di essere annoverata tra i capolavori della letteratura universale. Offre la materia per un’inesauribile enciclopedia della vita di Gesù. Infatti quest'opera non solo integra la totalità dei quattro evangeli, ma ne ricostruisce tutto il contesto socioculturale.
Quelli che conoscono l’opera classica Gesù nel suo tempo sono sorpresi. Leggendo Maria Valtorta, nel constatare che la realizzazione del disegno di Henri Daniel-Rops vi è di gran lunga superata. Maria Valtorta mostra una tale capacità nel far rivivere i personaggi e gli avvenimenti che alcuni dotti l'hanno paragonata al genio di uno Shakespeare. Questo si nota soprattutto nel realismo psicologico riguardante innumerevoli personaggi: agendo ognuno, per tutta l'opera, secondo l'età, il sesso, la professione, la sua situazione familiare e sociale, la sua formazione, le sue attitudini.
I più grandi autori si sforzano di raggiungere questo scopo, ma tutt'al più non vi pervengono che per il personaggio che rappresenta sé stessi e per qualcuno vicino. È così che l'eroe del romanzo David Copperfield rappresenta di fatto l'autore Charles Dickens, così come Tom Sawyer ci restituisce interamente l'infanzia di Mark Twain.
Inoltre, la successione degli avvenimenti riportati da Maria Valtorta trova molto naturalmente il suo posto nel quadro storico del primo secolo. Lo storico Elian Cuvillier, rendendosi conto che venti secoli di ricerche incessanti sulla cronologia della vita di Gesù sono apparsi poco fruttuosi, scrisse: "Lo storico ormai sa che è impossibile ricostruire con precisione la Vita di Gesù nel dettaglio ... Quanto a collocare questa o quella parola nel quadro della sua esistenza terrena, ciò è definitivamente impossibile". Chi legge la vita di Gesù nell'opera valtortiana ha la folgorante impressione di una cronologia coerente, completa e senza eguali: il puzzle è completato [È un miraggio?]
Per quanto concerne i testi sacri Maria Valtorta ne manifesta una conoscenza così approfondita che l'eminente biblista Gabriele Allegra (autore della prima traduzione integrale della Bibbia in cinese) si disse stupefatto per "la sorprendente cultura scritturistica" di lei che "si serviva di una semplice versione popolare della Bibbia" (relazione scritta a Macao nel giugno 1970).
Quanto alla geografia, per fissare le carte della Palestina ai tempi di Gesù gli eruditi (e specialmente i ricercatori ebrei) hanno dovuto consultare un cumulo di documenti tra i quali il Talmud, Giuseppe Flavio, le iscrizioni. le tradizioni, fonti archeologiche, ecc. Maria Valtorta nomina centinaia di luoghi e descrive con esattezza e forza dettagli di panorami, strade, corsi d'acqua, rilievi, monumenti, pur non disponendo praticamente di alcuna documentazione specializzata.
Il più sorprendente è che Maria Valtorta, pur avendo una viva intelligenza ed una eccellente memoria, non aveva neppure terminato i suoi studi secondari.

 

Alcuni dettagli
L’opera trabocca di dati esatti dal punto di vista storico, tipografico, architettonico, geografico, etnologico, cronologico ecc. Inoltre Maria Valtorta fornisce spesso precisazioni conosciute solo da qualche erudito, in certi casi perfino totalmente sconosciute al momento della loro redazione, e che l'archeologia, la storia o la scienza hanno poi confermato.
Lo studio di migliaia di dati, disseminati come per caso in quest'opera, ha permesso di costituire lungo gli anni la imponente base documentaria. Questa ricerca sistematica mette in luce la straordinaria precisione e l’insospettabile livello di coerenza e di credibilità di questa Vita di Gesù di Maria Valtorta.
Prendiamo, per esempio, il caso di Caecilius Maximus, graduato dell'armata romana semplicemente nominato da M. Valtorta [5.329] in un breve dialogo tra due soldati romani all'inizio dell'anno 29. Nell'opera egli non riveste alcun ruolo. Il suo nome, sconosciuto dagli storici quando l’opera fu pubblicata, sembra pura invenzione. Eppure l’esistenza storica del personaggio è oggi convalidata dalla scoperta di una tavoletta d'argilla presso Pompei nel 1959, menzionante la presenza di Caecilius Maximus a Pozzuoli (Puteoli) nel luglio dell'anno 29. Coincidenza?
Sorprendente è anche ciò che M. Valtorta chiama “le rovine ciclopiche dell'antica Hatzor" [3.160]. Certo, la scoperta del luogo risale al 1870, ma è stato necessario attendere la campagna di scavi iniziata nel 1955 (prosegue ancora nel 2008) per avere un'idea della sua estensione. Nessuno (prima di M. Valtorta nel 1945) ne aveva evocata la grandezza. Gli scavi coprono oggi una superficie di 80 ettari e costituiscono il più vasto cantiere archeologico di Israele!
Altrove M. Valtorta descrive a lungo il luogo in cui avviene l'elezione apostolica: " ... una gola fra le colline … Fra l'una e l'altra collina rocciosa, scabra, che si apre a picco come un fiordo ... " [3.164]; e nel capitolo successivo scrive che Gesù “... scende, perché la sua caverna è la più alta. entrando di volta in volta nelle grotte ... " [3.165]. La descrizione è così dettagliata che il ricercatore può localizzare queste grotte molto prima di sapere, circa mille pagine dopo [360.6], che si tratta delle grotte di Arbela.
Lo stesso per il monte del sermone sulla Montagna: “Poi il monte ha un altro balzo in altezza e sale con una salita piuttosto accentuata fino ad un picco, che poi si abbassa per rialzarsi di nuovo con un picco simile. in una bizzarra forma di sella" [3.169]. "La collina ha la vetta in forma di giogo, anzi, è più chiaro, in forma di gobba di cammello ... " [3.174]. La descrizione designa senza equivoco il luogo chiamato le Corna di Hattin.
Quando più oltre M. Valtorta menziona un monte che "alle spalle di Efraim è proprio un gigante verde che domina sugli altri" [8.552], non può essere che l'attuale Tel Asour", che con i suoi 1011 metri è il punto culminante della Giudea-Samaria.
Sono centinaia gli esempi che si raccolgono lungo tutta l'opera, sebbene questa scienza passi inosservata alla prima lettura. Tuttavia l'estrema esattezza geografica non è affatto il solo "enigma Valtorta".

 

La fuga in Egitto.
Quando Maria Valtorta descrive il soggiorno della Santa Famiglia in Egitto sembra dapprima che ne ignori l'esatta localizzazione. Scrive: "Il luogo è in Egitto. Non ho dubbi, perché vedo il deserto e una piramide" [1.036], e un po' oltre: " ... il sole cala verso le sabbie nude, e un vero incendio invade tutto il cielo dietro la piramide lontana"[1.036]. "La piramide sembra più scura" [1.036]. Bisogna arrivare al volume seguente per apprendere che la fuga era terminata a Matarea: " ... non Lui che era fuggito oltre Matarea" [2.119]; "E sarà più triste del tuo primo genetliaco in Matarea" [2.133]; e poi al volume 4°: "Per quanto la bontà del Signore ci avesse fatto men duro l'esilio a Matarea, in mille modi" [4.247].
Matarea (oggi EI Matariya) è un quartiere dell'antica città di Heliopolis, posta a 20 Km a nord/nord-est delle tre piramidi di Gizeh. Era una terra ospitale per gli ebrei perseguitati, e ai tempi di Gesù vi dimorava una importante colonia giudaica.
La menzione più antica di Matarea come rifugio della Santa Famiglia proviene dal vangelo gnostico detto "di Tommaso" del 2° secolo. Dopo quest'epoca, e fino ad oggi, si venera in questo luogo la "fontana della Vergine" e "l'albero di Maria", ricordati peraltro nel testo di M. Valtorta. Henri de Beauvau, nel Voyage au Levant (1615), nomina questo luogo: "La Matarea, luogo dove la Vergine si salvò con il suo caro figlio sfuggendo alla persecuzione di Erode ... ". Cornelis de Bruyn passa per Matarea nel 1685 e spiega: "È qui che si crede che Giuseppe e Maria scelsero la loro dimora quando si ritirarono in Egitto ... ".
Perché M. Valtorta vede in questo luogo una sola delle tre piramidi? Bisogna rilevare che le piramidi di Gizeh erano orientate a sud-ovest/nord-est. Matarea si trova esattamente sul loro asse e dunque, solo in questo stretto settore, la piramide di Cheope nasconde effettivamente quelle di Chefren e di Micerino, situate proprio dietro di essa! L'utilizzo di un semplice articolo al singolare - "la" piramide - apporta un forte indice di autenticità alla visione di questa scena da parte di M. Valtorta.

 

La foresta pietrificata.
Nel volume 4° [4.248], Gesù rievoca la sua prima infanzia in Egitto: " ... foreste pietrificate che si vedono sparse per la valle del Nilo e nel deserto egiziano. Erano boschi e boschi di piante vive ... Poi, per una ignota causa, come cose maledette, esse si sono non solo disseccate, come fanno le piante ... , ma pietra sono divenute. Pietra. La silice del suolo sembra essere salita per un sortilegio dalle radici al tronco, ai rami, alle fronde ... ".
Queste foreste fossili sussistono ancora ai nostri giorni e specialmente quella situata a 17 km a sud-est di Matarea. Si tratta di Al-Ghaba Al-Motahagguéra (la foresta pietrificata) presso El Maadi. Questa foresta fu riscoperta verso il 1840 ma è rimasta poco conosciuta in Europa fino ai nostri giorni. Essa è ora molto minacciata dall'urbanizzazione e la zona restante (7 kmq) è stata classificata luogo protetto nel 1989 e fu iscritta nel patrimonio dell'Unesco nel 2003. E la teoria detta "sostituzione dalla silice" è una delle due sole teorie ritenute oggi per spiegare la formazione di questa foresta!
Nuovi elementi del dossier dell' "enigma Valtorta"!

 

Indagine in Fenicia.
Maria Valtorta nella sua opera, a più riprese, menziona Alessandroscene, antica città molto poco conosciuta ai nostri giorni. Ella dà descrizioni precise e dettagliate della sua posizione.
"E la marcia continua per la pianura, che si restringe sempre più per l'avanzarsi delle colline verso il litorale, tanto che dopo un altro torrente, con l'indispensabile ponte romano, la strada in pianura diviene strada nel monte, biforcandosi al ponte con una meno ripida che si dilunga verso nord-est per una valle, mentre questa, scelta da Gesù, secondo l'indicazione del cippo romano: Alessandroscène - m. V°, è una vera e propria scala nel monte roccioso ed erto che tuffa il muso aguzzo nel Mediterraneo, che sempre più si spiega alla vista man mano che si sale. Solo pedoni e somarelli percorrono quella via, quella gradinata, sarebbe meglio detto ... " (Si può leggere il seguito in 5.328).
Tutte queste descrizioni sono perfettamente esatte e verificabili oggi.
Situato all'estremo nord di Israele, Roch Hanikra (o Ras el-Nakoura) spinge le sue falesie di gesso bianco nel Mediterraneo. I pellegrini cristiani avevano denominato questo luogo Scala Tyriorum, scale di Tiro. Alessandro il Grande avrebbe fatto scavare verso il 333 a.C. queste scale (o questi gradini) per i suoi soldati e le loro cavalcature. Poi esse furono usate dalle legioni romane e dai crociati. Luogo praticamente dimenticato ai nostri giorni, non ne rimane che qualche incisione del 190 secolo ... Proprio come M. Valtorta l'ha letto sul cippo romano, la città era effettivamente posta a 5 miglia romane (m. V°) (esattamente 7,5 km) dal luogo dove iniziano le scale di Tiro, come l'hanno confermato scavi recenti (a 4 km al nord della base militare dell'ONU di Naqurah).
Ecco come era descritta questa regione nel 2007 da una guida turistica di Tiro: "Tra due promontori della costa fenicia - Ras el Bayada e Ras en Naqurah - si trovano le rovine di una considerevole città senza storia. se non che Alessandro il Grande vi dimorò dopo la cattura di Tiro. In suo onore fu costruita una città e fu chiamata Alessandroscene". Perfetta coincidenza con Maria Va1torta!.
Questa città esisteva ai tempi di Gesù, dato che il pellegrino di Bordeaux, nel 333, menziona di avervi fatto tappa. Ma nel 19° secolo non ne restava che qualche pietra.
Una semplice foto di roch Hanikra giustifica quest'altra descrizione: "Il paese è raggiunto. Un mucchietto di case di pescatori messo a ridosso di uno sperone di monte che viene verso mare" [5.318]; e: "Gesù, guardando come fa da più lati, vede perciò una catena ondulata di monti che all'estremo nord-ovest e sud-ovest tuffa l'ultima propaggine in mare: a sud-ovest col Carmelo ... ; a nord-ovest con un capo tagliente come uno sperone di nave, molto simile alle nostre Apuane per vene rocciose biancheggianti al sole" [5.325].
Maria Valtorta ha descritto perfettamente nel 1945 la costa israelo-libanese, cosÌ come un'antica città dimenticata, figurante solo su qualche raro documento antico e conosciuta attualmente da pochi specialisti!
"L'enigma Valtorta" continua ...

 

Coccodrilli in Giudea?
Nella sua opera Maria Valtorta nomina in più occa­sioni, con molta giustezza e coerenza, la fauna e la flora della Palestina. Ma il lettore può essere sorpreso quando, venendo da Sicaminon e avvicinandosi a Cesarea, il grup­po apostolico vede dei piccoli sauri. Lo spazio qui non consente di riportare brani del gustoso dialogo suscitato dalla presenza di quei piccoli ma voraci coccodrilli, paragonati a "grossi lucertoloni". Rimandiamo il lettore al capitolo 254 dell'opera.
La presenza di coccodrilli nella pianura di Saron certamente meraviglia e può sembrare anacronistico. Ma Plinio, nella sua Storia naturale, ricorda in questo luogo il Crocodilum flumen, e il geografo Stradone parla delle rovine di una città chiamata Krokodeilon polis (che l'archeologo R. Stieglitz ha portato alla luce nel 1999).
L'esistenza di questi piccoli coccodrilli fu confermata da molti pellegrini nel corso dei secoli. Segnaliamo Jacques de Vitry (1230), R. Pockocke (1760), o Joseph Fr. Michaud che conferma nel 1831: "questi coccodrilli sono della specie più piccola". Poi Victor Guérin nel 1883 precisa: "ci sono dei piccoli coccodrilli in questo modesto fiume, e non bisogna bagnarcisi senza precauzione .... essi erano piccoli dai cinque ai sei piedi circa di lunghezza ... dei coccodrilli sarebbero stati trasportati un tempo dall'Egitto in Palestina".
La riva e il ponte descritti da M. Valtorta [4.254] esistono anch'essi. La riva si chiama il Nahr ez Zerqa, e in Lands oJ the Bible,1881, McGarvey rileva i resti di un ponte antico, a 1,5 km dalla foce di questo fiume. Si può dunque dare credito o attenzione al dialogo che segue a questo incontro inatteso e che evidenzia il terrore provato da Marta di Betania, alla quale Gesù sembra preconizzare un futuro di donna coraggiosa [4.254].
È un dettaglio che può passare inosservato o sembrare enigmatico a lettori non francesi, ma ha senso per chi in Francia conosce l'antica tradizione provenzale delle Saintes- Maries-de-Ia - Mel'.
La Legenda aurea (Giacomo da Varazze, 1255) vi racconta che Marta, superando la sua paura, liberò i rivieraschi del Rodano, nella valle d'Avignone, dalla Tarrasque, quel drago ne dalla lunga coda che divorava uomini e bestiame. Molti storici pensano che si trattasse probabilmente di un coccodrillo. Questo animale avrebbe raggiunto il Rodano dopo il naufragio di un battello che lo trasportava verso qualche vicino anfiteatro. La Tarrasque diwnne così il simbolo di Tarascona.
Con i suoi scritti M. Valtorta, nello svelarci una curiosità storica poco conosciuta, rafforza lo. credibilità di una leggenda provenzale. Semplice e geniale ispirazione d'autore?

 

Tanti altri luoghi "dimenticati".
La citazione o la descrizione di numerosi luoghi della Palestina, conosciuti nel 1944 solo da qualche raro erudito, furono una delle sorprese dell'eminente specialista Padre François Paul Dreyfus. Eccone alcuni dati:
Jotapata [5.315], attuale Tel Yodefat, è perfettamente localizzata e descritta dalla Valtorta, mentre il luogo è stato riscoperto dagli archeologi solo negli anni 1992-1994.
Magdalgad, piccolo paese sulla collina [3.220], è menzionato una sola volta nella Bibbia (Giosuè 15, 37). All'epoca della Valtorta l'ubicazione era ancora controversa. Identificata ora con la moderna AI-Majdal, a circa km. 4,8 a nord-est di Ascalona (in perfetta conformità con la descrizione valtortiana), il luogo è oggi inserito nel sobborgo di Ascalona.
Lesendam. Laishem Dan, la città di La'ish, appare sotto questo nome una sola volta nella Bibbia (Giosuè 19,47). La Valtorta rievoca il passaggio di Gesù nelle vicinanze [5.330 e 5.331]. Tuttavia la riscoperta dell'antica città di Tel Dan (Tell el-Qadi), attuale nome dell'antica La'ish, non ebbe luogo che nel 1966 grazie agli scavi israeliani.
Rohob. Antica capitale del regno aramaico, la città fu ostile a David. La Bibbia (Giudici 18,28) la situa nella regione di Laïsh, ma la posizione esatta resta ancora oggi sconosciuta. Alcuni congetturano che essa sarebbe l'attuale Hunin, ad una decina di chilometri a ovest di Banias, il che ben corrisponde alla menzione valtortiana per bocca di un pastore [5.330]: "lo pascolo tra Rohob e Lesemdan, proprio sulla strada che è di confine fra qui e Neftali".
Doco. Ecco una città oggi totalmente scomparsa e dimenticata. Eppure la Valtorta la menziona una quindicina di volte nella sua opera come luogo di passaggio o di in­contro per chi costeggia il Giordano da nord a sud, attra­versa la Giudea da Betel a Gerico, o va verso la Decapoli venendo da Gerusalemme. Si tratta senza alcun dubbio di A'im Duk, situata ai piedi nord-est del Jebel Karantal. C'era lì, ai tempi di Gesù, una fortezza chiamata Docus dai romani. Fu lì che Simone Maccabeo fu invitato ad un banchetto dal genero Tolomeo e fu trucidato nel 135 a.C. (1 Maccabei 16, 11-17).
Ramot. Ramoth en Galaad o Ramoth Gileat era, con Betser e Golan, una delle tre città di rifugio della Transgiordania date ai Leviti. Numerose volte menziona­ta nella Bibbia, l'ubicazione esatta di questa città è sempre stata discussa. Sono stati proposti tre siti principali: Tell er-Rumeith che fu scavata nel 1960 e comprende delle vestigia dell'Età del Ferro. Tuttavia alcuni pensano che il sito era troppo piccolo per corrispondere alla de­scrizione biblica. Tell el-Husn è un'altra possibilità, ma un cimitero mussulmano postovi sopra impedisce ogni scavo. La terza candidata è Ar-Ramtha, ma anche là, la città moderna sortavi sopra rende impossibili gli scavi. Nell'opera valtortiana Gesù con i suoi, venendo da Gerico e recandosi a Gerasa, fa tappa a Ramoth. Un mercante che li accompagna dice a Maria: "Vedi, o Donna, quel paese? È Ramot. Là ci fermeremo ... " [4.286]. Con la descrizione e uno schizzo manoscritto [4.287] la Valtorta situa Ramot nel luogo dell'attuale Es Salt, esattamente a metà percorso tra Gerico e Gerasa, tagliando questo percorso in due lunghe tappe di 33 km ciascuna. Ed è ancora più notevole quando si scopre che Es Salt è riconosciuta oggi dagli ar­cheologi come il luogo più probabile per Ramot!
Sarebbe sicuramente possibile moltiplicare tali esempi, ma gli argomenti "sorprendenti" in quest'opera sono ancora così tanti che è necessario fermarsi. Segnaliamo solo che Maria Valtorta menziona con il loro nome più di 300 località, monti, fiumi, regioni e altri dati geografici, e li localizza con esattezza, il che è già notevole. Un'analisi completa richiederà un'opera voluminosa.
Vorrei solo richiamare l'attenzione su un fatto ancora più inaspettato. Uno studio più approfondito sul testo dell'opera valtortiana permette di identificare numerosi altri luoghi senza storia e dei quali la Valtorta non conosce nemmeno il nome. Questi luoghi, sconosciuti dalle enciclopedie bibliche per il semplice fatto del loro anonimato, non possono dunque apparire nelle ricerche basate su una semplice indicizzazione del testo. Ora le descrizioni di questi luoghi anonimi si rivelano assolutamente esatte ogni volta che le nostre conoscenze attuali permettono di identificarli, sia che si tratti di corsi d'acqua, o di strade romane, o di monti, o delle più umili colline, o dei più modesti villaggi. Spesso la Valtorta, quando prova qualche difficoltà nel trovare le parole per descrivere ciò che "vede", aggiunge uno schizzo sul suo manoscritto. Tali disegni, benché tecnicamente molto maldestri, sono tuttavia preziosi per perfezionare certe descrizioni.
Maria Valtorta raggiunge anche un grado tale di precisione e di esattezza che io personalmente non ho mai riscontrato nei numerosi autori di racconti di viaggi in Terra Santa, da me consultati durante questo studio. Potrei fornirne molti esempi, ma per esigenze di spazio posso darne uno solo.
Nella primavera del secondo anno, Gesù con i suoi va in pellegrinaggio al Tempio per l'esame della maggiore età di Margziam e per la festa di Pasqua. Si avvicinano a Betel, venendo da Sichem: " ... una nuova salita molto ripida ... Giunti alla cima, ecco in lontananza splendere, già distintamente, un mare lucente, sospeso sopra un agglomerato bianco ... " [3.194]. Gesù dice allora a Margziam:
"Vedi quel punto d'oro? È la Casa del Signore. Là tu giurerai di ubbidire alla Legge". Sapendo che sono a 25 km da Gerusalemme, questa osservazione di Gesù potrebbe sorprenderci.
Ora, secondo i racconti dei pellegrini dei secoli passati, Gerusalemme (e dunque il Tempio) era visibile da molto lontano per chi veniva dal nord. Ma la testimonianza di Léonie de Bazelaire (Chevauchée en Palestine, 1899, p. 93) non lascia spazio al dubbio. Infatti, venendo da Nablus, dice di scorgere Gerusalemme come "massa biancastra in lontananza" da una collina che precede Betel, in esatta conformità con l'indicazione dataci dalla Valtorta.
Gli esempi, che si possono moltiplicare, permettono di comprendere ciò che disse Gesù a Maria Valtorta: "Giorni or sono dicesti che muori col desiderio inappa­gato di vedere i Luoghi Santi. Tu li vedi, e come erano quando lo li santificavo con la mia presenza. Ora, dopo venti secoli di profanazioni venute da odio o da amore, non sono più come erano. Perciò pensa che tu li vedi e chi va in Palestina non li vede" (I quaderni del 1944, 3 marzo).
Il lettore attento avrà notato che le descrizioni sono molto minuziose nei primi volumi e più contenute negli ultimi volumi, in conformità con le parole di Gesù alla scrittrice [5.297]: "Ti autorizzo ad omettere le descrizioni dei luoghi. Tanto abbiamo dato per i ricercatori curiosi. E saranno sempre 'ricercatori curiosi'. Nulla più. Ora basta. La forza fugge. Serbala per la parola. Con lo stesso animo col quale constatavo l'inutilità di tante mie fatiche, constato l'inutilità di tante tue fatiche. Perciò ti dico: serbati solo per la parola".
Non c'è dubbio che l'opera di Maria Valtorta possa perfino essere l'origine di nuove scoperte archeologiche, quando gli specialisti in questo ambito avranno più pienamente preso coscienza della pertinenza e della ricchezza delle sue descrizioni.

 

 

continua con la seconda parte ->>>>