LA STESURA INCREDIBILMENTE CASUALE DEL POEMA:

 - Una Sfida per gli Autori -
Fr. Jorge Fuentes-sacerdote salesiano del Messico


[Questo articolo è offerto da Fr. Jorge Fuentes, che descrive la sequenza straordinariamente casuale in cui Maria Valtorta ricevette le sue visioni e i dettati per il Poema dell´Uomo-Dio.]

Carissimi lettori, permettetemi di incominciare questo articolo con una domanda: c´è per caso un qualche prestigioso scrittore che voglia comporre un romanzo di valore letterario - di circa 250 pagine, in 30 capitoli - e a tre condizioni: non poter stendere uno schema o una brutta copia prima di scriverlo; non poter correggere alcuna della parole scritte (salvo errori tipografici) e di completarlo entro un certo lasso di tempo?
Siamo ottimisti e diciamo che un tale scrittore o una tale scrittrice esista sul serio, e che accetti questa sfida in cambio di un buon compenso.
Immaginiamo anche che si offra a questo ipotetico scrittore un compenso addirittura triplicato, ma alla seguente condizione: che scriva i 30 capitoli del suo romanzo nel seguente ordine: prima il capitolo 7, poi il capitolo 25, poi i capitoli 19, 5, 4, 12 e 15, e in seguito tutti gli altri nel seguente ordine: 6, 26, 18, 12, 2, 30, 17, 23, 4, 21; e 24, 16, 1,13,  9; e 11, 20, 3, 8, 10. 29, 28, 22, 27, di modo che, una volta finito, il romanzo risulti ben costruito, avvincente e convincente. Pensate che una tale sfida possa essere accettata? Oserei pensare che lui o lei direbbe qualcosa come: "nessuno scrittore sarebbe mai in grado di produrre qualcosa di leggibile a queste condizioni, sarebbe una cosa contraria a qualunque logica umana".
Ebbene, carissimi lettori, sebbene appaia incredibile, esiste già qualcuno che è riuscito in questo! Si tratta di una scrittrice italiana, nubile, cattolica, che trascorse in un letto gli ultimi 27 anni della sua vita, praticamente incapace di uscire dal letto, fino al giorno della sua morte a 64 anni nell´Ottobre del 1961. Questa semplice donna registrò visioni e dettati ricevuti riguardanti le vite di Gesù e di Maria, in circa 90 quaderni - seduta a letto con le ginocchia piegate. Le 11,000 pagine di questa monumentale Opera furono scritte dal Dicembre del 1943 ad Aprile del 1947. Non aveva alcuna bibliografia da consultare a disposizione - a parte la Sacra Bibbia ed il catechismo di San Pio X. E la cosa sorprendente è che lei completò il tutto senza correggere alcuna parola scritta, e senza alcuno schema preparatorio. Ci furono numerosi testimoni di una tale impresa, a cominciare dal Direttore Spirituale della donna, un certo P. Romualdo Migliorini - e Marta Diciotti, la sua "colf tutto fare", fino al giorno della morte. Inoltre, gli stessi quaderni originali possono essere controllati, per verificare che non ci sono correzioni, i quaderni stessi ne sono i testimoni. E l´aspetto più sorprendente è che questo lavoro non consiste di 30, ma di ben 652 capitoli!!
Ecco qui il segmento iniziale dell´ordine apparentemente illogico in cui i capitoli della grande Opera furono effettivamente scritti (alcuni piccoli gruppi di capitoli furono scritti consecutivamente): 647, 52, 235, 36, 41(prima parte) 185, 32, 45, 42, 44, 599 (seconda parte) a 600 (terza parte), 597, 606 (quarta parte) 609, 612 (quinta parte), 614, 616, 633, 41(sesta parte), 46 a 47, etc., etc. Pongo ai lettori la seguente domanda: chi scriverebbe per primo il capitolo 647, poi il 52, poi il 235, etc, in un opera letteraria? Non sembra follia? Eppure, non lo fu. Vediamo come è successo.
Questi capitoli furono scritti in circa 90 quaderni senza che fosse loro assegnato un numero. Ciò significa sostanzialmente che l´autrice non sapeva quale capitolo stesse scrivendo. La sola cosa che aggiungeva era la data in cui ciascun capitolo veniva scritto. Così, mentre il lavoro procedeva, e lei lo voleva messo nell´ordine corretto e coerente, fu necessario che P. Migliorini lo battesse a macchina in fogli sparsi, per non strappare i fogli dai quaderni. Quei fogli sparsi furono poi messi tutti insieme nell´ordine indicato dal Signore, fino al totale di 652 capitoli. E, una volta in ordine, tutti quanti - compresa la scrittrice - vennero così a sapere qual era il vero ordine dei capitoli scritti nei quaderni. Questo era, infatti, il proposito del loro vero Autore: di persuadere così tutti che Lui soltanto poteva avere pianificato e scritto l´Opera in un tale disordine totale.
Come furono ordinati i capitoli? Da una serie di semplici note dettate dall´Autore, come quelle che seguono il capitolo sulla Crocefissione:
« E ora, » dice Gesù, « fa´ attenzione. Ti risparmio la descrizione della deposizione nel sepolcro, che è stata ben descritta l´anno scorso, il 19 febbraio 1944. Così userai quella, e [P. Migliorini] alla fine metterà il lamento di Maria, che ho dato il 4 ottobre 1944. Poi tu inserirai le tue nuove visioni. Sono nuove parti della Passione e devono essere messe con molta attenzione ai loro posti per evitare confusione e lacune.»
Quest´opera, originariamente in italiano, fu scritta da una grande mistica dei nostri tempi, Maria Valtorta, i cui scritti sono stati esaminati da esperti in molte discipline: geografiche, geologiche, archeologiche, etniche, botaniche, zoologiche (il tutto allo studio della Palestina dei tempi di Gesù) oltre che esperti in storia, psicologia e teologia (tra i più eminenti). Scritta in un linguaggio dalle tinte vivaci, semplice ma molto avvincente, l´opera è stata pubblicata dal Centro Editoriale Valtortiano in 10 volumi.           
La prima edizione italiana è datata 1956-59, e la terza edizione è intitolata "L´Evangelo come mi è stato rivelato", ed è datata 2001. Essa è stata tradotta e pubblicata a partire dal 1971 - in otto lingue: spagnolo, inglese, francese, tedesco, portoghese, olandese-fiammingo, coreano e croato. E´ stata in oltre pubblicata sommariamente in sette altre lingue: slovacco, malese, giapponese, ungherese, tamil, swahili e russo. E presto, il primo volume di questa collezione apparirà anche in polacco, cinese, arabo, lituano e albanese. La traduzione inglese dell´Opera è stata pubblicata con il titolo Poem of the Man-God, cioè il Poema dell´Uomo-Dio. Esso consiste di cinque volume per un totale di oltre 4,000 pagine.
Nell´Opera ci sono centinaia di personaggi, evidenziando anche quelli che compaiono nei vangeli, e che entrano a far parte della meravigliosa trama della vita di Gesù. La bellezza, la profondità e la soprendente armonia con i vangeli è in pieno accordo con la dottrina della Chiesa, il che fa meritare all´Opera di essere diffusa tra la gente di Dio, ed induce il lettore a scoprire la sua origine divina. In fatti, la scrittrice afferma ripetutamente di essere solamente un portavoce, uno strumento attraverso cui l´Autore volle condividere con noi la Sua vita, per poter approfondire, nel tempo, la conoscenza della Sua Persona e della Sua Parola, contenuta nei quattro Vangeli.
Questo lavoro ha ricevuto la raccomandazione verbale del pontefice papa Pio XII, data durante un´udienza privata con i tre sacerdoti serviti- P. Migliorini, P. Berti, e P. Cecchin - il 26 febbraio del 1948. L´opera è stata per moltissime persone un fattore decisivo della loro conversione. Come un albero, dai frutti, più che dalle radici, se ne vede la bontà! Il bollettino ufficiale di questi editori ha raccolto centinaia di testimonianze dei benefici di tale Opera. Tra queste, vi sono testimonianze di cardinali e di vescovi - almeno due dei quali hanno garantito l´imprimatur attraverso cui l´Opera è stata giudicata scevra da errori in questioni di fede e di moralità.
Ci sono anche stati rinomati teologi e studiosi della Bibbia che hanno lasciato testimonianze scritte del lavoro eccezionale di questa donna. Ne menziono cinque, per fare degli esempi:

1) Cardinale Agostino Bea, S.J., che era Rettore dell´istituto biblico di Roma e confessore del Papa Pio XII;

2) Mons. Alfonso Carinci che era Segretario della Sacra Congregazione dei Riti;

3) Mons. Ugo Lattanzi, professore dell´Univeristà Lateranense di Roma;

4) Fr. Gabriele María Roschini, O.S.M., Dottore in Filosofia e fondatore dell´Abilità teologica "Marianum" di Roma, nonché della rivista internazionale "Marianum"; e

5) il Venerabile Fr. Gabriele M. Allegra, O.F.M., teologo e studioso della Bibbia, il primo a tradurre la Bibbia in cinese, ed il cui processo di beatificazione è in corso.
Personalmente non nutro il minimo dubbio che questa Opera è destinata a diffondersi sempre più in tutto il mondo per offrire sia ai cristiani che ai non cristiani, ed in generale a tutte le persone di buona volontà, una comprensione più profonda della vita di Gesù, ed un incentivo a vivere la Sua Parola in modo più radicale. Prego il Signore che, nonostante le controversie suscitate dall´Opera - persino all´interno della Chiesa, molte persone possano infine conoscere, godere e beneficiare dell´Opera. Essa sarà per loro una fonte sempre zampillante di benessere e ricchezza spirituale, e di gioia interiore.


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“Sono stato molto impressionato di trovare nell'opera di Maria Valtorta il nome di almeno sei o sette città che non appaiono né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento. Questi nomi sono conosciuti soltanto da alcuni rari specialisti e grazie a delle fonti non bibliche„.

 

P. François-Paul Dreyfus, Domenicano (O.P.) (1918-1999) Scuola biblica ed archeologica francese di Gerusalemme - Lettera al Centro editoriale Valtortiano - 1986.

 


 

L’evocazione o la descrizione di numerosi luoghi della Palestina, conosciuti nel 1944 solo da qualche raro erudito, furono una delle sorprese dell’eminente specialista Padre François Paul Dreyfus. Eccone alcuni dati:


Jotapata [315.1], attuale Tel Yodefat, è perfettamente localizzata e descritta dalla Valtorta, mentre il luogo è stato riscoperto dagli archeologi solo negli anni 1992-1994.
Magdalgad, piccolo paese sulla collina [220.1], è menzionato una sola volta nella Bibbia (Giosuè 15, 37). All’epoca della Valtorta l’ubicazione era ancora controversa. Identificata ora con la moderna Al-Majdal, a circa km. 4,8 a nord-est di Ascalona (in perfetta conformità con la descrizione valtortiana), il luogo è oggi inserito nel sobborgo di Ascalona.
Lesendam. Laishem Dan, la città di Laïsh, appare sotto questo nome una sola volta nella Bibbia (Giosuè 19,47). La Valtorta rievoca il passaggio di Gesù nelle vicinanze [330.5 e 331.8]. Tuttavia la riscoperta dell’antica città di Tel Dan (Tell el-Qadi), attuale nome dell’antica Laïsh, non ebbe luogo che nel 1966 grazie agli scavi israeliani.
Rohob. Antica capitale del regno aramaico, la città fu ostile a David. La Bibbia (Giudici 18,28) la situa nella regione di Laïsh, ma la posizione esatta resta ancora oggi sconosciuta. Alcuni congetturano che essa sarebbe l’attuale Hunin, ad una decina di chilometri a ovest di Banias, il che ben corrisponde al contesto valtortiano [330.5]: “Io pascolo tra Rohob e Lesemdan, proprio sulla strada che è di confine fra qui e Neftali”.
Doco. Ecco una città oggi totalmente scomparsa e dimenticata. Eppure la Valtorta la menziona una quindicina di volte nella sua opera come luogo di passaggio o di incontro per chi costeggia il Giordano da nord a sud, attraversa la Giudea da Betel a Gerico, o va verso la Decapoli venendo da Gerusalemme. Si tratta senza alcun dubbio di Aïm Duk, situata ai piedi nord-est del Jebel Karantal. C’era lì, ai tempi di Gesù, una fortezza chiamata Docus dai romani. Fu lì che Simone Maccabeo fu invitato ad un banchetto dal genero Tolomeo e fu trucidato nel 135 a.C. (1 Maccabei 16, 11-17).
Ramot. Ramoth en Galaad o Ramoth Gileat era, con Betser e Golan, una delle tre città di rifugio della Transgiordania date ai Leviti. Numerose volte menzionata nella Bibbia, l’ubicazione esatta di questa città è sempre stata discussa. Sono stati proposti tre siti principali: Tell er-Rumeith che fu scavata nel 1960 e comprende delle vestigia dell’Età del Ferro. Tuttavia alcuni pensano che il sito era troppo piccolo per corrispondere alla descrizione biblica. Tell el-Husn è un’altra possibilità, ma un cimitero mussulmano postovi sopra impedisce ogni scavo. La terza candidata è Ar-Ramtha, ma anche là, la città moderna sortavi sopra rende impossibili gli scavi. Nell’opera valtortiana Gesù con i suoi, venendo da Gerico e recandosi a Gerasa, fa tappa a Ramoth. Un mercante che li accompagna dice a Maria: “Vedi, o Donna, quel paese? È Ramot. Là ci fermeremo...” [286.2]. Con la descrizione e uno schizzo manoscritto [287.1] la Valtorta situa Ramot nel luogo dell’attuale Es Salt, esattamente a metà percorso tra Gerico e Gerasa, tagliando questo percorso in due lunghe tappe di 33 km ciascuna. Ed è ancora più notevole quando si scopre che Es Salt è riconosciuta oggi dagli archeologi come il luogo più probabile per Ramot!
Sarebbe sicuramente possibile moltiplicare tali esempi, ma gli argomenti “sorprendenti” in quest’opera sono ancora così tanti che è necessario fermarsi. Segnaliamo solo che Maria Valtorta menziona con il loro nome più di 300 località, monti, fiumi, regioni e altri dati geografici, e li localizza con esattezza, il che è già notevole. Bisognerà consacrare un’opera voluminosa per poterne offrire un’analisi completa.
Vorrei solo richiamare l’attenzione su un fatto ancora più inaspettato. Uno studio più approfondito sul testo dell’opera valtortiana permette di identificare numerosi altri luoghi senza storia e dei quali la Valtorta non conosce nemmeno il nome. Questi luoghi, sconosciuti dalle enciclopedie bibliche per il semplice fatto del loro anonimato, non possono dunque apparire nelle ricerche basate su una semplice indicizzazione del testo. Ora le descrizioni di questi luoghi anonimi si rivelano assolutamente esatte ogni volta che le nostre conoscenze attuali permettono di identificarli, sia che si tratti di corsi d’acqua, o di strade romane, o di monti, o delle più umili colline, o dei più modesti villaggi. Spesso la Valtorta, quando prova qualche difficoltà nel trovare le parole per descrivere ciò che “vede”, aggiunge uno schizzo sul suo manoscritto. Tali disegni, benché tecnicamente molto maldestri, sono tuttavia preziosi per perfezionare certe descrizioni.
Maria Valtorta raggiunge anche un grado tale di precisione e di esattezza che io personalmente non ho mai riscontrato nei numerosi autori di racconti di viaggi in Terra Santa, da me consultati durante questo studio. Potrei fornirne molti esempi, ma per esigenze di spazio posso darne uno solo.
Nella primavera del secondo anno, Gesù con i suoi va in pellegrinaggio al Tempio per l’esame della maggiore età di Margziam e per la festa di Pasqua. Si avvicinano a Betel, venendo da Sichem: “... una nuova salita molto ripida... Giunti alla cima, ecco in lontananza splendere, già distintamente, un mare lucente, sospeso sopra un agglomerato bianco...” [194.2]. Gesù dice allora a Margziam: “Vedi quel punto d’oro? È la Casa del Signore. Là tu giurerai di ubbidire alla Legge”. Sapendo che sono a 25 km da Gerusalemme, questa osservazione di Gesù potrebbe sorprenderci.
Ora, secondo i racconti dei pellegrini dei secoli passati, Gerusalemme (e dunque il Tempio) era visibile da molto lontano per chi veniva dal nord. Ma la testimonianza di Léonie de Bazelaire (Chevauchée en Palestine, 1899, p. 93) non lascia spazio al dubbio. Infatti, venendo da Nablus, essa dice di scorgere Gerusalemme “massa biancastra in lontananza” da una collina che precede Betel, in esatta conformità con la descrizione dataci dalla Valtorta.
Gli esempi, che si possono moltiplicare, permettono di comprendere ciò che disse Gesù a Maria Valtorta: “Giorni or sono dicesti che muori col desiderio inappagato di vedere i Luoghi Santi. Tu li vedi, e come erano quando Io li santificavo con la mia presenza. Ora, dopo venti secoli di profanazioni venute da odio o da amore, non sono più come erano. Perciò pensa che tu li vedi e chi va in Palestina non li vede” (I quaderni del 1944, 3 marzo).
Il lettore attento avrà notato che le descrizioni sono molto minuziose nei primi volumi e più contenute negli ultimi volumi, in conformità con le parole di Gesù alla scrittrice [297.5]: “Ti autorizzo ad omettere le descrizioni dei luoghi. Tanto abbiamo dato per i ricercatori curiosi. E saranno sempre ‘ricercatori curiosi’. Nulla più. Ora basta. La forza fugge. Serbala per la parola. Con lo stesso animo col quale constatavo l’inutilità di tante mie fatiche, constato l’inutilità di tante tue fatiche. Perciò ti dico: serbati solo per la parola”.
Non c’è dubbio che l’opera di Maria Valtorta possa perfino essere l’origine di nuove scoperte archeologiche, quando gli specialisti in questo ambito avranno più pienamente preso coscienza della pertinenza e della ricchezza delle sue descrizioni.